IL CODICE ZELENSKYJ: IL LATO BUIO DELL’INCONTRO CON D. TRUMP E I COLLOQUI DI PACE A RIAD

IL CODICE ZELENSKYJ: IL LATO BUIO DELL’INCONTRO CON D. TRUMP E I COLLOQUI DI PACE A RIAD

di Paola Mora

Che il presidente Donald Trump abbia manifestato intenzione di risolvere i conflitti pubblicizzandosi leader di una grande potenza mondiale cui interessa uscire dalla palude attraverso accordi commerciali e aziendali, atti a risollevare silenziosamente l’America per renderla più forte e preminente sullo scenario globale, è chiaro a tutti. I negoziati sull’Ucraina procedono a fasi alternate, con dialoghi che avvengono a Riad in Arabia Saudita, piattaforma congeniale alla cosiddetta “pace giusta”, volti ad arrivare, a un certo punto del futuro, all’atteso trilaterale con tutte quante le parti in causa sedute intono a un tavolo. Il primo lancio diplomatico è avvenuto dopo alcune telefonate tra i leader principali, con un incontro tra il presidente ucraino, ospitato nello Studio Ovale a fine febbraio del 2025,  e Donald Trump, JD Vance, Marco Rubio, più i giornalisti intervenuti per porre domande alla conferenza stampa. Incontro fallito completamente, per via della comunicazione poco volenterosa tra tutti, di cui si è chiacchierato molto sui giornali del giorno dopo e sui media televisivi, incarnando l’evento con la morte diplomatica di Volodimir Zelensky  schiacciato, secondo il parere dei più, dal pugno duro dell’amministrazione Trump. In realtà, chi ha osservato bene la scena della lite tra grandi democrazie auto proclamatesi tali, ha potuto cogliere la testardaggine del presidente ucraino, il quale negava di lasciare agli Stati Uniti lo sfruttamento delle risorse senza avere in mano garanzie di sicurezza, cioè forniture di armi e aiuti di vario tipo per attuare una deterrenza convincente al fine di scoraggiare, secondo Zelenskyy,  l’avanzata dei russi. Nella visione del leader ucraino, Putin non si sarebbe fermato nemmeno con un accordo sviluppato tra le parti e mediato dagli statunitensi, esattamente come in precedenza accaduto, a suo dire, con gli accordi di Minsk fino all’esondazione nell’operazione militare speciale. Come sappiamo, i funzionari ucraini sostengono la tesi dell’invasore e dell’aggredito, tralasciando le spiegazioni sulle attività clandestine della NATO e UE in territorio ucraino in chiave antirussa, finanziate da organismi come USAID, le quali servivano a creare il presupposto di provocazioni e interferenze tali, da indurre la Russia a reagire militarmente per evitare il peggio ai suoi confini, contemporaneamente tutelare le minoranze russofone del Donbass. Come sappiamo, dopo l’episodio nello Studio Ovale, Zelenskyy ha dovuto mettersi da parte, infatti, non partecipa alle discussioni tra le delegazioni dei paesi a Riad, ma ha lasciato il palcoscenico ad Andrij Yermak, capo dell’ufficio del presidente dell’Ucraina, politico che, si dice, essere il vero faccendiere d’ordini nel Paese, impartiti alla marionetta Zelenskyj nella sua veste di presidente poi diventato illegittimo (avendo negato le elezioni al suo popolo con la giustificazione d’una guerra in corso). Il primo risultato raggiunto ad oggi, dopo una serie di dibattiti e vicissitudini, è stata la tregua di 30 giorni dei bombardamenti alle strutture energetiche, piano che in molti hanno spacciato e confuso con una idea trumpiana, ma che già preesisteva sotto Jake Sullivan, consigliere per la sicurezza nazionale durante la presidenza di Joe Biden, il quale aveva ridotto da dieci a tre, i propositi del presidente ucraino contenuti nel noto “piano per la vittoria”.  All’epoca non funzionò.  Nell’ottobre 2024 l’addetto stampa presidenziale D.Peskov confermava parte del materiale del Financial Times secondo cui la Russia non avrebbe negoziato tregue, finché le truppe ucraine avessero occupato Kursk. Il Qatar stava fungendo da mediatore per una sosta di questa tipologia di bombardamenti a discapito dell’energia, e, un alto funzionario ucraino, dichiarò all’epoca che Mosca e Kiev avevano già ridotto, in vista di tale accordo mediato, la frequenza degli attacchi alle reciproche infrastrutture energetiche nelle ultime settimane di ottobre. Ciò era estremamente importante per l’Ucraina prima dell’inizio della stagione invernale, quando ancora Trump non aveva preso in mano la presidenza. Le consultazioni su una tregua di bombardamenti alle infrastrutture energetiche avevano quindi avuto luogo già nell’agosto 2024, interrotte poi a causa dell’invasione dell’esercito ucraino nella regione di Kursk lamentata successivamente dal rappresentante del Cremlino Peskov. Quando Trump si è insediato, si è passato pacificamente il testimone con Joe Biden in un incontro-transazione dove i due politici si aggiornarono sui punti delle operazioni statunitensi condotte fino ad allora, in modo che Trump potesse veicolare le azioni future; e infatti,  i punti del piano di pace di Trump per un cessate il fuoco parziale, tra cui l’interruzione degli attacchi alle infrastrutture energetiche e la libertà di navigazione nel Mar Nero, coincidono innanzitutto con la famigerata formula in tre punti di Zelensky presentata alla “conferenza di pace” a Bürgenstock il 15-16 giugno 2024, dove è stabilito che gli impianti di energia nucleare devono essere sicuri, (fra cui la centrale di Zaporozhye che dovrà operare sotto controllo ucraino in conformità con i principi dell’AIEA), ed in cui si stabilisce che la sicurezza alimentare deve essere garantita dalla libera navigazione nel Mar Nero e nel Mar d’Azov, con l’Ucraina che accetterebbe di avere accesso alla commercializzazione dei suoi prodotti agricoli tramite terze parti; e inoltre, i prigionieri di guerra dovranno essere rilasciati, compresi bambini e i civili ucraini. Questi punti supervisionati in tutte le conferenze sull’Ucraina da Washington nella veste del falco Sullivan, scuotitore di fili del demente senile Biden, li ritroviamo tal quali promossi da Donald Trump. E, a quanto pare, il primo punto che riguarda la salvaguardia delle infrastrutture energetiche, era accettato anche da Mosca, benché decaduto a causa dell’invasione ucraina della regione di Kursk. Quando Volodimir Zelenskyy finalmente incontra Trump per primo – e ciò corrispondeva al suo desiderio di parlare personalmente con il presidente americano prima di Putin – il piano in tre punti stava di nuovo riprendendo una forma ma, parallelamente, Donald Trump riteneva di dover statuire un accordo sull’estrazione sui minerali in Ucraina che contenesse una serie di dettagli fondamentali (con cui gli Stati Uniti potessero essere risarciti del denaro sperperato, ma senza la concessione statunitense di continuare ad appoggiare invano la scia belligerante europeista. Per la serie: se volete fare la guerra, fatevela da soli.)

In quell’incontro nello Studio Ovale Trump, rivolgendosi agli invitati e a Zelenskyy, esordisce:

Abbiamo raggiunto un accordo equo e non vediamo l’ora di entrare per scavare, scavare, lavorare, ottenere un po’ di terre rare. Ciò significa che saremo all’ interno dell’Ucraina, un grande impegno per gli USA; ed anche, apprezziamo il vostro impegno con noi. Ultimamente, abbiamo avuto ottime discussioni con la Russia. Ho parlato col presidente Putin e cercheremo di portare a termine questo conflitto. Lo vuoi tu [Zelenskyy], lo vuole anche lui [Putin], e quindi dobbiamo negoziare: abbiamo indicato i termini dell’accordo, e ritengo che si possa fare e si farà. La cosa importante lì è il numero di soldati che rimane ucciso: state perdendo migliaia di soldati da ambo le parti. Vogliamo che finisca, che i soldi vengano impiegati per cose diverse come la ricostruzione”.

Donald Trump evidenziava che la sua amministrazione, a differenza di quella del predecessore Biden, ha voluto percorrere la via del dialogo, quindi, includendo anche un confronto equo con i funzionari russi fino a quel momento mai interpellati e snobbati dall’”occidente collettivo”.

Se io fossi stato presidente avremmo avuto un accordo negoziato per voi, senza passare attraverso la guerra. Certo, i vostri soldati sono stati estremamente coraggiosi, abbiamo dato loro un equipaggiamento fantastico. Diamo loro un grande merito, eppure, tutto ciò sarebbe dovuto finire rapidamente. Invece, eccoci qui, tre anni dopo. Un grande merito ai vostri generali e soldati, è stato molto duro combattere, avete grandi combattenti. Devi essere molto orgoglioso di loro da questo punto di vista, ma ora, vogliamo farla finita. È durata abbastanza. Vogliamo smetterla, quindi, è un onore averti qui. Firmeremo un accordo alla conferenza nella sala est, tra poco, subito dopo pranzo. Sì, pranzeremo assieme e discuteremo di molto altro. È un momento emozionante ma, il momento davvero emozionante sarà quando smettiamo di sparare e avremo un accordo. Siamo abbastanza vicini a ottenerlo.”

In questa apertura del presidente americano che si rivolge all’omologo ucraino, è evidente come venga intimato il retro-front. Dove prima l’ordine era una guerra contro la Russia, ora gli USA non ne hanno più interesse, ed il motivo è palese: la guerra è persa, Putin ha vinto; l’America si è spinta in un’operazione belligerante che l’ha portata al crash del debito e a una serie di problematiche sociali, culturali, economiche interne, nonché a un’incrinatura a livello globale e multistrato della fiducia e propria autorevolezza, coi BRICS in prima fila a rappresentare gli interessi del mondo al posto delle amministrazioni colono-imperialiste a guida anglosassone. Volodimir Zelenskyj interrompe Trump dopo averlo prima ringraziato, gli dice che vuole assicurarsi che il primo documento che firmeranno sarà un tassello d’esordio per poi avere delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina, contando però sul fatto che gli USA non smetteranno il sostegno militare nei confronti del popolo ucraino:

Voglio discuterne con lei più avanti, durante la nostra conversazione, e naturalmente parleremo meglio delle infrastrutture e garanzie di sicurezza, perché io ho capito oggi cosa è disposta a fare l’Europa per noi, ma, naturalmente, vorrei discutere con te su cosa saranno invece pronti a fare gli Stati Uniti. Conto sulla posizione forte del signor Trump per fermare Putin. È necessario che questo discorso di finire la guerra lo si faccia a Putin perché è un assassino, un terrorista. Ma, spero che assieme possiamo fermarlo. Anche per noi è importante fermare la guerra per salvare il nostro paese, i nostri valori, la nostra libertà democratica e, naturalmente, non ci sarà alcun compromesso con quell’assassino sui nostri territori. Ma, lo discuteremo più avanti. Quello che volevo ora, sai, e ci siamo già confrontati con te al telefono sulla produzione di droni, ecco, noi in Ucraina abbiamo un’ottima produzione di droni, la migliore al mondo al momento, ma allo stesso tempo, a causa della guerra, abbiamo molto bisogno di difesa aerea e tu hai la migliore difesa aerea al mondo. Ci hai davvero aiutato quando siamo stati sotto gli attacchi dei russi. Quindi, voglio parlare di come noi possiamo scambiare le licenze, siamo aperti a condividere le licenze di tutti i nostri droni con voi; ovviamente, con gli Stati Uniti abbiamo anche però necessità di licenze per una rapida produzione della difesa aerea non solo adesso, ma dopo la guerra; abbiamo bisogno che la nostra nazione sia calma, al sicuro. Ecco perché serve questo scudo aereo. Sappiamo che l’Europa è pronta ma, senza gli USA, gli europei non saranno pronti per essere forti, quanto noi abbiamo bisogno. L’ultimo punto, ma non meno importante, è sullo scambio dei prigionieri e dei bambini. Questa pazza Russia ha rubato 20.000 bambini ucraini, hanno modificato i loro nomi, scambiato le famiglie, i parenti. Ora sono in Russia e vogliamo riportarli indietro.”

Nessun giornale ha mai preso in considerazione le parole pronunciate da Zelenskyy, in cui egli sottintende un confronto già preannunciato telefonicamente, che si basa sullo scambio delle garanzie di sicurezza, licenze, parallelamente al potenziale ucraino nella produzione di droni. Zelenskyy mostra in seguito a queste parole delle fotografie a Trump, presumibilmente, si tratta di militari già scambiati coi russi, ovvero ucraini restituiti a Kiev in condizioni secondo lui, non ottimali. Gli dice che ha da fargli vedere anche fotografie di bambini in privato, e che i russi hanno arrestato i sacerdoti della Chiesa ucraina. Quindi, i militari ucraini hanno preso tre pastori della Chiesa russa per scambiarli e riavere indietro i loro esponenti religiosi. Trump osserva il materiale che gli viene passato in mano, senza dire nulla in proposito, con educazione, e, ovviamente, consapevole del fatto che i russi hanno negato le favole raccontate dal regime di Kiev sui cosiddetti rapimenti dei bambini durante l’inizio dell’operazione speciale. Intrighi delle propagande di guerra. Poi, incominciano le domande dei giornalisti, i quali chiedono informazioni sul fondo di denaro che verrà istituto per l’estrazione di risorse minerarie. Trump ritiene che dall’estrazione verrà ottenuta terra grezza da condividersi in termini di entrate, “un sacco di soldi“, e parla dell’America che, se non gli manca gas o petrolio ha invece fame di questi materiali, i quali potranno essere utilizzati per intelligenza artificiale, produzione di armi, computer. Trump fa riferimento anche a ciò che servirà per mettere in sicurezza l’Ucraina, e aggiunge che, una volta statuito l’accordo, è convinto che non si tornerà più a combattere. Ma prima serve fare l’accordo. È inutile parlare di garanzie di sicurezza se non c’è l’accordo, dice Trump. Lo ripete più volte: “…prima fatemi fare l’accordo”. Il presidente americano si lamenta dell’UE che avrebbe messo molto meno denaro nella guerra, a differenza degli USA, avvantaggiandosi con un compromesso statuito con Kiev in modo da recuperare i suoi soldi, mentre Joe Biden non ha patteggiato nulla per poter recuperare le spese sostenute dai contribuenti americani i quali, invece, devono essere tutelati anche loro. Trump tranquillizza Zelenskyj che c’è un enorme progetto di investimento sull’Ucraina, ci saranno tecnologie e armi da “usare in molti luoghi”, di cui anche gli USA necessitano ed è a questo che serve l’accordo. Zelenskyj osserva da parte sua che c’è un punto principale in questo loro accordo da valutare con attenzione, ovvero, gli investimenti sui terminali gasieri in Ucraina. Aggiunge, che nel grande continente europeo avviene il più grande stoccaggio di gas. “Possiamo usarlo“, dice, e invita Trump ad aiutare l’Europa in questo senso, in virtù del fatto che l’Ue ha fatto molto per l’Ucraina a differenza di ciò che è stato detto in precedenza dal presidente americano.  Secondo Zelenskyy, l’UE ha fatto molto di più che gli USA. È a questo punto della conferenza stampa che i due hanno un piccolo battibecco, ma poi diplomaticamente lo frenano senza proseguire sul chi potesse avere ragione o meno sui servigi resi dagli europei rispetto agli americani. Il presidente ucraino risponde a un giornalista che, se Trump non fosse dalla parte dell’Ucraina, non ci sarebbe ragione per lui di essere lì. E’ sicuro che gli Stati Uniti sono con Kiev dall’inizio dell’”occupazione russa”, anche se, non ha ancora certezza sul se Trump continuerà a dargli sostegno militare cruciale per il suo paese. Secondo Zelenskyy, la domanda più importante la si dovrebbe porre a Trump, ed è se lui può ancora assicurare questo sostegno all’Ucraina; Zelenskyy è certo che può farlo, che lo farà. Nomina paesi alleati europei che hanno già confermato il loro aiuto, e dice che alla Russia non verrà permesso di mantenere le terre che Putin ha “occupato” e da cui dovrà ritirare i militari. Trump allora prende parola, interviene osservando che senza compromessi non si può arrivare ad alcuna soluzione. Allo stesso tempo, rassicura pubblicamente Zelenskyj che i compromessi non saranno così gravi come molti credono, alla fine. “Sono qui come arbitro, come mediatore tra due parti che sono state molto ostili, per usare un eufemismo, in una guerra feroce, un campo di battaglia molto livellato in cui i proiettili si sparano e, la sola cosa che per ora li ferma sono i corpi umani, di molti giovani combattenti.” Trump paragona l’Ucraina a un grande terreno agricolo, fertile ma con pochissima protezione contro proiettili e altre cose che vengono sparate, a esempio missili ecc. “Quel che io posso fare, è vedere se riesco a farvi accomodare tutti a un tavolo; se sarò ricordato un giorno come un pacificatore sarà grandioso. Lo faccio per due cose: per salvare vite, ma anche per risparmiare soldi sebbene sia meno importante.” Trump ritiene che il rischio, senza accordi, sia solo una terza guerra mondiale. Ma lui è stato eletto, quindi, è certo che essa non potrà accadere. È a questo punto che un giornalista, tra l’altro si tratta del marito della politica Marjory Taylor Green, un repubblicano sfegatato, deride Zelenskyy per il suo abbigliamento. Il presidente ucraino risponde che l’abito lo metterà solo quando sarà tutto finito, e che forse sarà meno costoso di quello che il giornalista stesso porta addosso in quel momento, certamente di più buon gusto. Conclude, che ha cose più serie cui pensare. Sul prosieguo delle forniture di armi a Kiev, Donald Trump rimugina che spera di non doverne più fornire così tante, che l’accordo sarà davvero risolutivo ma che non vuole assolutamente parlare di garanzie di sicurezza in quel momento, se prima non c’è l’accordo firmato. “Voi giornalisti cadete tutti nella stessa trappola, lo ripetete un milione di volte, ma io voglio concludere l’accordo. La sicurezza poi è una cosa che dopo è facile da fare, il 2% del problema. Non mi preoccupa la sicurezza, mi preme l’accordo. La sicurezza è la parte facile. L’Europa so che vuole mettere delle persone lì, so che la Francia lo farà, e anche il Regno Unito con altri paesi che sono vicini. Noi potremmo avere la sicurezza in modo diverso, sapete, perché avremo dei lavoratori lì che scaveranno per l’estrazione delle terre grezze con cui creare un sacco di prodotti in Ucraina. Per cui, da questo punto di vista, c’è qualcosa per garantire la sicurezza ma ancora non materialmente, non lo abbiamo stabilito. Ho dialogato con la Francia: loro si vogliono impegnare mettendo a disposizione molta sicurezza, ma io non credo che ci sarà bisogno di così tanto. Penso, che una volta che questo accordo sarà concluso la Russia non tornerà più indietro”. Trump ammette anche che gli Stati Uniti si sono troppo coinvolti nella guerra, nomina il Medio Oriente e il 7 ottobre che non sarebbe mai avvenuto se non fosse stato per un errore di Joe Bide. L’Iran era al verde, e invece, Joe Biden ha permesso a Teheran di ottenere del denaro per armare Hezbollah e Hamas. “Con Biden sono diventati ricchi come l’inferno, sono passati da zero a 300 miliardi di dollari, e vedi cosa è successo, un vero pasticcio “, si lamenta Trump.

Zelenskyy, nel frattempo è ancora innervosito dopo la penosa battuta sul modo irrispettoso di vestirsi, prende la parola, parte a raccontare cosa è accaduto in Ucraina dal 2014, per convincere Trump che quell’accordo che stanno per firmare non basterà a fermare la Russia: “Forse il presidente Trump ha ragione su questo accordo, ma non funzionerà senza garanzie di sicurezza. I soldati di Putin avranno paura solo se i nostri soldati saranno armati e forti. Se siamo vuoti, se i nostri magazzini sono vuoti, non possiamo difendere la nostra terra. I russi, lui, tutto il mondo sa, che oggi abbiamo questo incontro. Putin usa la balistica sui nostri ospedali, scuole. Sa che siamo qui, e che il presidente Trump ha tutta la volontà di fermare il conflitto. Ma non vuole fermarsi…”.

Zelenskyj ritiene che l’Europa e l’Ucraina senza gli USA non saranno mai abbastanza pronti alla situazione sul campo; dividendosi gli USA dagli alleati, non ci saranno i mezzi necessari, e sono questi i punti cruciali che lui ha intenzione di discutere con Trump, soprattutto in merito alla copertura della difesa aerea in cui l’Ucraina è carente.

“Ne abbiamo molto bisogno, oppure Putin non si fermerà mai, andrà oltre, ci odia, sai, non si tratta di me, odia gli ucraini e pensa che non siamo una nazione, che l’ucraino non è una lingua, non rispetta gli ucraini e vuole distruggerci. Beh, lei ha ragione signor presidente, la difesa è il 2% del problema, e questo documento come quelli che potrebbero venire in futuro, sono certamente importanti ma non saranno sufficienti. Presidente, questa è la regola della guerra, di tutti i secoli, di tutta la storia, è la regola della guerra. Chi ha iniziato deve pagare. Putin ha iniziato e deve pagare tutti i soldi per la ricostruzione. Deve pagare attraverso alcuni beni russi che abbiamo in Europa, circa 300 miliardi che possiamo utilizzare per l’innovazione e per acquistare supporto militare per gli Stati Uniti. Ma neanche questo è abbastanza, signor Presidente.”

A questo punto Trump è teso, ritiene che sia facile parlare male di qualcuno come sta facendo in quel momento Zelenskyy, ma che, se il conflitto si vuole risolvere lo si risolve. Altrimenti, se non lo si vuole risolvere si dovrà combattere sul campo. Ribadisce che l’America vuole essere partecipe, ma solo se l’Ue e la NATO mettono di più sul piatto per pareggiare i conti. “C’è un oceano tra noi e non capisco perché dobbiamo mettere di più…“, specifica Trump. Aggiunge che Putin e Zelenskyy non si piacciono, ma che “questo non è un matrimonio d’amore, ed ecco perché gli Stati Uniti non avrebbero mai dovuto permettere accadesse, e invece, sono stati governati da un incompetente che non sapeva quello che stava facendo”. Quando Zelenskyy interviene di nuovo, comincia a dire che quella non è una guerra tra Russia e USA, ma è tra Russia e Ucraina, le quali parti dovranno sedere ambedue al tavolo dei negoziati, mentre, gli Stati Uniti sono il partner più forte dell’Ucraina. Ma c’è anche l’Europa da prendere in considerazione:

…hanno fatto molto per noi, e noi difendiamo l’Europa. Gli europei lo riconoscono, fanno una vita normale, ma la nostra gente sta morendo. Ecco perché ci hanno aiutato. E si tratta anche della NATO. Come giustamente dice il presidente Trump, c’è un grande oceano tra di noi, ma, se non resisteremo, la Russia andrà oltre, nei Paesi baltici, in Polonia, nei paesi che prima erano nell’URSS. Putin vuole riportarli nel suo impero, e quando andrà lì, se noi non resteremo allora combatterete con i vostri soldati americani. Quindi, non importa se avete l’oceano in mezzo, i soldati americani combatteranno, presidente. Sarebbe disposto a visitare l’Ucraina o Odessa? Domando.

Considerando che Odessa rischia di diventare russa pure essa, strategicamente interessante per la Russia ma anche presa d’occhio dai francesi di Macron, che non vuole cederla per motivi storici, interviene di nuovo Trump:

Non voglio parlare di Odessa, non parliamo di Odessa, voglio parlare di fare un accordo per ottenere la pace. Non dobbiamo parlare di Odessa, molte città sono andate distrutte che non sono più riconoscibili e non c’è un edificio in piedi”.

Zelenskyy si inalbera, dice:

“No, no, devi venire e guardare, no, no, abbiamo delle città molto belle. Certo, molte cose sono state distrutte ma per lo più, abbiamo ancora città vive, in cui le persone lavorano e i bambini vanno a scuola. È più difficile dove la linea del confine è più vicina, lì i bambini devono andare a scuola in scuole sotterranee o fare lezione on line, ma l’Ucraina vive, combattiamo, questo è molto importante. Forse è Putin che condivide queste informazioni inesatte, dice che ci ha distrutti…”.

Nega insomma, l’evidenza della sconfitta. A questo punto, Trump prende sommariamente le difese di Putin sostenendo di averlo conosciuto e ricordando che sono state raccontate molte bufale sulla Russia e interferenza russa negli affari americani, soprattutto durante la sua prima presidenza. Dopodiché, sottolinea che lui è nato per fare accordi e che si trova nel mezzo di un pasticcio, di cui il responsabile è Joe Biden, ma spera si possa risolvere. Marco Rubio, invitato da Trump, prende parte al dibattito, riferendosi ai valori condivisi dagli USA con l’UE e alla minaccia per la libertà di parola. Gli americani vogliono evitare che si incrini la comunicazione, che ciò che viene statuito negli USA venga distorto nei paesi europei. Trump ritiene allo stesso tempo, di essere certo che fake-news a parte, con i russi le cose andranno bene, e, alla domanda sul se c’è un interesse per i territori del Donbass in mano ai russi, per quelle risorse, dice che ancora sta pensando se potrebbe esserci un affare nell’affare, e che comunque, già nel territorio ucraino ci sono dei progetti, quindi, a un ulteriore business con la Russia sulle terre rare, ci penserà. Un altro giornalista menziona la preoccupazione del governo polacco per la troppa vicinanza che potrebbe statuirsi tra russi e americani, e Trump sotterra quel dubbio: il suo fine, spiega, è quello di allinearsi a entrambi, polacchi e russi, altrimenti non avverrebbe mai un accordo duraturo. Poi, precisa ancora meglio la situazione e mette in chiaro che alla fine, lui non è realmente “allineato” con nessuno, né con la Russia, né con la Polonia, né con altri paesi, perché è già “allineato con gli Stati Uniti d’America”. Quella è la sua priorità che supera tutte le altre, poiché dagli USA dipende la stabilità mondiale. “Sono allineato con il mondo“, conclude. Mentre Zelenskyy, aggiunge al finale, “vedi come è pieno di odio per Putin“, e quindi, “ vedete come è dura per me lavorare in queste condizioni per un accordo, ha un odio tremendo. Lo capisco, non è una questione di allineamento. Io posso anche dire che sono allineato col mondo, con l’Europa, se serve; voglio che questa cosa si risolva. C’è chi vuole io sia più duro [con la Russia] e potrei esserlo più che con qualsiasi altro essere umano, ma non otterrei mai nessun accordo [con Putin] se lo facessi”.

JD Vance prende la parola, osserva che, quando gli USA hanno fatto i duri con la Russia, ciò che hanno ottenuto è stata l’invasione dell’Ucraina. E quindi, forse, la strada per la pace non è la durezza ma l’impegno nella diplomazia. “Abbiamo provato la strada di Joe Biden, di batterci il petto e fingere che le parole del presidente degli Stati Uniti contassero più delle azioni, ma ciò che rende grande l’America è l’impegno nella diplomazia. E questo, lo sta facendo il presidente Trump.

È qui che Zelenskyy interrompe Vance, lo istiga, elenca i presidenti, tra cui Obama, mentre rispolvera la presa russa della Crimea e oggi del Donbass; dice, “Dio benedica che Trump ora vuole fermarlo, ma nel 2014 nessuno lo ha fermato”. Ritiene che nonostante tutti gli accordi che hanno firmato, Putin è andato avanti ugualmente e quindi “…di che tipo di diplomazia stai parlando tu, Vance? di cosa parli? cosa intendi?”. E Vance punta il dito contro Zelenskyy: “…parlo del tipo di diplomazia che salverà il tuo Paese dalla distruzione”. Vance guarda Trump con solidarietà: “Signor presidente, signor presidente, con tutto il rispetto!”, aggiunge, “…penso sia irrispettoso da parte vostra, signor Zelenskyy, entrare nello Studio Ovale e discutere in questo modo di fronte ai media americani. In questo momento, voi state andando in giro e costringendo le reclute ad andare a combattere in prima linea perché avete problemi di manodopera. Dovreste ringraziare il presidente Trump per aver cercato di portarvi in questa conferenza”.

Sei mai stato in Ucraina?“, gli ribatte velenoso Zelenskyy, “per poter confermare ciò che dici?“. E Vance sostiene di no, ma di aver osservato, visto le storie, tanto da poter confermare a cosa sono spinte le persone in Ucraina: “Presidente Zelenskyj, lei non è d’accordo con me sul fatto che ha problemi a convincere le persone a entrare nell’esercito, e pensa che sia rispettoso venire nello Studio Ovale degli Stati Uniti attaccando un’amministrazione che sta tentando di impedire la distruzione del suo paese…“.

Zelenskyj insiste che bisognerebbe cominciare a raccontare tutta la storia dall’inizio, e che tutti, in guerra, hanno problemi di arruolamento: “tu hai un bel mare, e non lo senti ora il problema, ma lo sentirai in futuro. Dio ti benedica non lo sai. Dio ti benedica che non avrai la guerra…“.

Trump interviene, la linea rossa è superata: “Non dirci come ci sentiremo, stiamo cercando di risolvere un problema. Non dirci come dobbiamo sentirci, non sei nella posizione di dettare ciò che sentiremo, non puoi permettertelo. Noi staremo molto bene e saremo anche molto forti. Tu invece, non sei in una situazione molto buona adesso, e stai permettendo a te stesso di trovarti molto peggio. Lui [Vance] ha ragione. Tu non hai carte in mano in questo momento, con noi puoi iniziare ad averle. Non stai nemmeno giocando a carte. Giochi d’azzardo con milioni di persone, con la terza guerra mondiale; e, quello che stai facendo, è molto irrispettoso nei confronti di questo paese. Hai mai detto grazie una volta, in tutto questo incontro?”.

A questo punto, Vance e Trump si scagliano contro Zelenskyy, il quale prova a prendere la parola mentre spiega di sfuggita che lui ha sempre ringraziato, e che non è andato lì per giocare a carte. Ma, non gli viene consentito dire oltre. “Hai già parlato abbastanza “, lo zittisce Trump. “Il tuo paese è in grossi guai. So benissimo che non stai vincendo. Ora, hai una dannata buona possibilità di uscirne grazie al presidente degli Stati Uniti”. Ma Zelenskyy non ne è convinto, urla che hanno sempre combattuto e che sono sempre stati forti in Ucraina, mentre Trump gli rinfaccia tutto il denaro che anche Biden gli ha fornito in aiuti militari.

“I vostri soldati sono coraggiosi, ma hanno dovuto usare il nostro equipaggiamento, e se voi non la aveste avuto, questo conflitto sarebbe terminato in due settimane”, gli ricorda Trump. E’ ovvio che quella guerra, ha visto gli USA e la NATO contro la Russia, mentre l’Ucraina era solo una leva, un ponte levatoio che sarebbe stato spazzato via in poco tempo dall’esercito russo senza le armi occidentali e l’intelligence anglosassone a guidare le operazioni in Donbass.  Ma Zelenskyy è ostinato, “… sì, sì, in tre giorni, lo ho sentito da Putin…”. Scimmiotta ingrato. E Trump lo taccia definitivamente: “…sarebbe accaduto in due settimane. È dura fare affari in queste condizioni. Dì solo grazie… sei sepolto lì, la tua gente sta morendo, stai esaurendo i soldati e sarebbe buona cosa se tu non dicessi …non voglio questo, non voglio quello, ma voglio quest’altro. E invece, se ti capiterà di accettare una tregua adesso, ti dico prendila, prendila così com’è in modo che i proiettili smettano di volare”

Zelenskyy chiede di nuovo garanzie, perché la diplomazia non ha mai funzionato. Trump spiega che c’era Biden, per quello non poteva funzionare. Ricorda che Obama non ha dato nulla all’Ucraina, mentre fu proprio lui, Trump, ad armare Kiev con i Javelin per eliminare i carri armati. La discussione accesa tra Trump e l’omologo ucraino ha destato scalpore, con varie interpretazioni di cui, la più plausibile è che l’incontro era stato sicuramente sviluppato in modo che il leader ucraino capitolasse immediatamente alla firma di un accordo sui minerali, ma senza garanzie,  fondamentale per Trump più che per Kiev, dal momento che, attraverso di esso, si statuisce un vantaggio per gli USA con un recupero delle spese sostenute in guerra, un risarcimento insomma, nonché per il dispiegamento di personale americano in Ucraina a scopo di lavoro, nello specifico, estrazione delle risorse minerarie. Sostenitori di Zelenskyy hanno apprezzato il fatto che quest’ultimo non si è piegato alla proposta americana, di nessuna garanzia in cambio della svendita delle risorse minerarie ucraine, lamentando anche il fatto, alcuni analisti, che la guerra per procura è avvenuta per una forte volontà europeo-statunitense a innescarla, quindi, è paradossale che il risarcimento venga chiesto al popolo ucraino proprio dall’America, sebbene perdente nonostante tutte le armi fornite dagli alleati. Nel dialogo avvenuto nello Studio Ovale, ci sono molti riferimenti ammessi da Trump e da Vance sulla volontà americana in una guerra per procura in Ucraina. Anche quando Vance ammette che “abbiamo seguito Joe Biden”, ma abbiamo fallito, e ora, serve la musica della diplomazia.  Altro particolare chiaro da recepire, è quando Trump svela di non avere più altro modo contro la Russia da utilizzare, diverso dalla diplomazia. Ovvero, è Putin che detta le condizioni cui gli USA e di conseguenza l’Ucraina devono attenersi riducendo al minimo gli svantaggi per se stessi. L’alternativa sarebbe una guerra mondiale che nessuno desidera, né Trump, né tantomeno la Russia. Queste condizioni russe confluiscono in alcune richieste ucraine e statunitensi, per poter creare il presupposto di negoziato: il compromesso che, se si seguissero le direttive della nuova amministrazione americana, secondo Trump potrebbe non essere tanto pesante da accettare per i perdenti. Concesso che la Russia è in vantaggio anche nel caso di una guerra per logoramento sognata ancora da Macron e Starmer come una possibilità. Con Zelenskyy all’angolo, oggi, proseguono le discussioni a Riad, lunghe e faticose, che non hanno però ancora prodotto firme, esclusa la tregua di 30 giorni sui bombardamenti contro le infrastrutture energetiche (già violata più volte da Kiev, con i russi che hanno soprasseduto a rispondere alle provocazioni, benché la portavoce Maria Zakharova abbia avvisato che l’esercito russo potrebbe anche sentirsi obbligato a rispondere a tali attacchi, simmetricamente, qualora gli ucraini continuassero a violare la tregua).

In chiusura delle consultazioni del 25 marzo 2025, Russia e Stati Uniti hanno concordato di escludere l’uso della forza nel Mar Nero per una navigazione sicura che escluderebbe l’uso di navi commerciali per scopi militari, nel Mar Nero. Inoltre, Russia e Stati Uniti hanno concordato di elaborare misure per attuare l’accordo tra i presidenti Trump e Putin sul divieto di attacchi alle infrastrutture energetiche di Russia e Ucraina con la partecipazione di paesi terzi disposti a facilitare l’attuazione di accordi nei settori energetico e marittimo. Putin , che detta le condizioni principali, ha ottenuto dagli Stati Uniti garanzia che contribuiranno a ripristinare l’accesso della Russia al mercato globale dei prodotti agricoli e dei fertilizzanti, ridurre il costo delle assicurazioni marittime e migliorare l’accesso ai porti e ai sistemi di pagamento.

L’Ucraina ha rilasciato il comunicato del ministro della Difesa Umerov, sempre sui risultati dei colloqui in Arabia Saudita avuti con gli statunitensi: “Le parti hanno concordato di garantire la sicurezza della navigazione”. Di contro, la Russia accetterà di non spostare navi da guerra oltre la parte orientale del Mar Nero, poiché la violazione di questo punto, “sarà considerata una minaccia per la sicurezza dell’Ucraina e un motivo per esercitare il diritto all’autodifesa”. Gli attacchi alle infrastrutture energetiche di entrambi i paesi saranno vietati. I negoziati sono durati più di 12 ore, ciò suggerisce che gli argomenti discussi non si sono limitati a ciò che poi è stato comunicato pubblicamente. Inoltre, non era previsto di firmare alcun documento ufficiale.             

25 marzo 2025 – PAOLA MORA – Qui Radio Londra Tv

 

PAUSA CAFFE’