
INTERVISTA ESCLUSIVA: I RICORDI DI GAZA E DELLA PALESTINA. Le parole commoventi e il monito sull'umanità di un rifugiato palestinese in Egitto.
di Anna Turletti - corrispondente estero
Ho aspettato per settimane, rispettando i suoi tempi, di poter parlare tutto campo con il mio interlocutore, un uomo sulla sessantina, dignitoso e composto, un rifugiato palestinese che da alcuni mesi abita qui in Egitto. In un piccolo caffè, nella sera egiziana e in mezzo alla polvere e al traffico, beviamo insieme un tè aromatizzato, proprio nella più comune e apprezzata abitudine del Medio Oriente, giusto per basarci sulle buone usanze di amicizia e di pace, spesso ormai sepolte dalle guerre tornate tristemente di moda. In questo tempo che sembra infinito, si snoda il suo racconto, in mezzo a poche mie interruzioni, quasi come un commovente e profondo flusso di coscienza. Il tutto mentre il governo sionista ha ripreso inconsulti e inumani bombardamenti sulla striscia di Gaza, minacciando il suo popolo già martoriato, di annetterne il territorio e di fatto di estinguerlo, nel silenzio colpevole del mondo. Ma torniamo a lui: ecco, qui di seguito, la sua storia.
“Mi chiamo Abed e sono un ingegnere che ha sempre abitato a Gaza, sono palestinese, di passaporto palestinese, abitavo con la mia famiglia a Gaza City. La mia famiglia è composta tutt’ora e ringrazio per questo, da me, mia moglie e quattro figli: 3 figlie femmine e un figlio maschio. Avevo un’attività, avevo aperto la mia azienda a Gaza, un’azienda che faceva consulenza e faceva lavori ingegneristici e avevo contatti anche con altre aziende, addirittura con altre persone e altre aziende anche israeliane e mi interfacciavo senza problemi anche con persone israeliane, normali persone che mi chiedevano di fare dei lavori proprio anche nella nazione e nello Stato israeliano. Vivevo tra l’altro in modo abbastanza agiato, in una bella casa, un bell’appartamento con due stanze da letto, due bagni, e la mia casa a Gaza dava direttamente sul mare, vedevo il mare tutti i giorni. II 7 ottobre 2023 ci siamo svegliati, io e la mia famiglia, in un incubo. Il giorno prima vivevamo una vita normale, il giorno dopo era l’inferno: da quando sono cominciati i bombardamenti su Gaza, la vita, ovviamente, è diventata impossibile, l’aria è diventata irrespirabile.
Le polveri, le bombe, i palazzi crollati. Mia figlia non poteva neanche più andare sul balcone a guardare il mare, quando l’ha fatto ha dovuto coprirsi la bocca e il naso con degli asciugamani bagnati per riuscire a respirare, tanta era la polvere che si era sollevata quel giorno. Ero preoccupato e siamo stati in dubbio su cosa fare, io e la mia famiglia, ma dopo una sola settimana, praticamente ci hanno fatto evacuare: io ho lasciato la mia casa là, e francamente non so quale sia il suo stato. Siamo partiti. Siamo sfollati e siamo andati direttamente a sud dove ci hanno detto che c’era più sicurezza e più possibilità di salvarsi. Siamo andati a Rafah, quindi da ottobre siamo rimasti a Rafah praticamente fino a marzo, quindi da ottobre 2023, fino a marzo 2024, quando poi, anche lì si è capito che la situazione era diventata intollerabile: ormai l’esercito israeliano stava bombardando sempre più in giù e sempre più verso il sud della striscia di Gaza.
A quel punto mi sono reso conto che avevo una scelta da fare: o voler rimanere attaccato alla mia terra oppure salvare le nostre vite, la vita mia e quella dei miei cari. Per mia fortuna avevo dei soldi e li avevo messi da parte, l’attività era stata buona negli anni precedenti e cosi io e la mia famiglia riuscimmo a passare, in un momento in cui il valico di Rafah, tra Gaza e l’Egitto, era temporaneamente aperto. Facemmo domanda e tramite un’organizzazione, che io definirei “turistica“, della quale però non dico altro, ecco, tramite quest’organizzazione, pagando una cifra molto alta, pagando qualcosa come 5000 Dollari a testa e in totale pagammo 30000 Dollari per tutta la famiglia, in quel momento in cui il valico di Rafah era ancora aperto, riuscimmo a valicare e a entrare in Egitto. Cosi siamo arrivati in Egitto e siamo entrati con una sorta di permesso, un visto di circa 30 giorni. dopo i quali ce ne hanno fatto un altro di circa 40-45 giorni e dopo il nulla.
Devo dire che non mi hanno trattato male, mi lasciano stare, mi lasciano vivere qui. Ho affittato un appartamento per me e per la mia famiglia. Di fatto però non ho niente di ufficiale, ormai, dopo quei giorni, non ho un visto ufficiale di un anno o qualcosa del genere. Le autorità mi hanno detto: “stai tranquillo non ti chiederemo niente, non ti chiediamo niente di ufficiale, non ti chiediamo di verificare se sul tuo passaporto hai dei timbri o qualcos’altro, ti lasceremo stare tranquillo”. Ma il problema è che senza quel visto, senza un visto ufficiale, io non posso, per esempio, neanche mettere su un’attività, comprarmi una casa; vorrei, avrei anche le possibilità per farlo, ma non posso e tra l’altro non posso neanche, in questo senso, iscrivere mia figlia a scuola, dovrei iscriverla avendo un visto qui, un permesso di soggiorno: quindi, per esempio, una delle mie figlie sta facendo formazione a distanza su internet con la scuola palestinese. Capisci che però in questo momento la mia vita è congelata e sto cercando di capire, di capire con il mio passaporto della nazione palestinese, una nazione che non è riconosciuta se non da pochissimi paesi, dove per esempio potrei andare, dove potrei cercare di fare una vita normale, io con la mia famiglia. Per esempio so che la Spagna e l’Irlanda hanno riconosciuto, tra le poche nazioni al mondo, hanno riconosciuto la nazione palestinese in modo ufficiale, quindi sto cercando di capire. Certo che l’Irlanda ha dei prezzi per sopravvivere, per vivere normalmente, che sono molto alti; la Spagna potrebbe essere una soluzione, però sto ancora cercando di capire cosa faremo io e la mia famiglia nel futuro. Quello che posso dirti di sicuro e rispondo anche a un tuo dubbio e a una tua, diciamo cosi domanda, ecco, quello che posso dirti è che nel mio futuro non vedo più Gaza, non vedo più un ritorno nella mia terra; a differenza di altri palestinesi che giustamente, però, dicono: “non voglio lasciare la mia terra! Non voglio abbandonare anche quelle poche cose che ho ancora, voglio vivere, voglio continuare la mia vita qua“, io non vedo soluzione laggiù, non vedo possibilità di sopravvivenza e di sviluppo anche per la mia famiglia, per le mie figlie e per mio figlio. Una mia figlia, in questo momento. non si trova neanche più qui: per studio è riuscita a partire! Ed è andata a studiare in Germania, ma quello che posso dirti è che il futuro di Gaza è veramente complesso, è veramente difficile, se pensi che da quello che io ho potuto vedere con i miei occhi, ci vorranno non pochi anni, ci vorranno decenni per rendere quella terra di nuovo abitabile. Non è come qui in Egitto che, in mezzo al deserto, non c’è nulla: e quindi si comincia a scavare, si mettono tubazioni, si mettono infrastrutture, iniziano a costruire, a spianare strade e quindi si può costruire da zero. Là, a Gaza, per tornare a zero, bisognerà lavorare per molto tempo, bisognerà togliere e abbattere le case che sono ancora pericolanti, bisognerà rimuovere tonnellate, infiniti metri cubi di macerie, bisognerà togliere le poveri, bisognerà bonificare le falde acquifere che sono state inquinate anche dalle polveri delle bombe, e Dio chissà quali sostanze c’erano in quelle bombe. Quindi io non penso che nel nostro futuro e nella nostra vita ci sia un ritorno a Gaza e lo dico con grande amarezza. Dimenticavo. Questo, senza contare ovviamente la qualità dell’aria: le polveri, quelle stesse polveri che sono ormai presenti su tutto, in un grigiore totale, quelle stesse polveri, che sono andate giù nelle falde acquifere, sicuramente quelle stesse polveri, sono ancora in giro nell’aria che respiriamo, quelle polveri che si depositano sulla nostra pelle. Anche l’odore dell’aria è pessimo… E quindi con che sicurezza si può vivere là? Senza contare ancora che in questo sgombero dalle macerie, quante bombe e quanto materiale bellico pericoloso è ancora là sotto, giace ancora lì ed è inesploso? E in più voglio dirti un’altra cosa: con tutte queste macerie la situazione più comune che c’è oggi, è che la gente per sopravvivere, esce una volta o due al giorno cercando di passare in mezzo alle macerie per trovare ancora qualcuno che venda qualcosa, per comprare un pezzo di pane per sfamare la propria famiglia. Un pomodoro o due, hanno dei prezzi che non ti dico, un pomodoro adesso costa 5 dollari. E senza contare un po’ di farina, che costa 100 Dollari, un prezzo assurdo. Ecco che sono prezzi improponibili perché c’è un mercato nero che comunque fiorisce. Qualcuno ha qualcosa e lucra su questo. Ecco, detto questo, mentre tu vai a comprare e devi preoccuparti per la tua famiglia, ormai chi sta cercando di sopravvivere è praticamente insensibile e sente a volte le urla di persone che giacciono sotto le macerie, che nessuno andrà mai a salvare, ormai moribondi e morenti. Ma si sentono ancora queste cose, e non si ha né tempo, né la possibilità di andare a scavare, perché si ha giusto il tempo e la possibilità di uscire senza farsi colpire da qualche incursione israeliana, per andare a cercare qualcosa per sfamare la propria famiglia.
Tu mi chiedi di Hamas e io ti posso solo rispondere che chi è là, ormai lo sa che Hamas è una creatura fatta da da Israele, è finanziato da Israele, ma non solo, è una creatura anche degli Stati Uniti, ma è anche una creatura del Qatar, finanziata dal Qatar. Come, come possono avere una credibilità queste persone che hanno le ville in Qatar, che hanno le ville lontano dal posto dove avviene la strage del Popolo palestinese, con i figli ricchi con le auto lussuose che vivono in contesti lontani? Poi questo te lo voglio proprio dire, te lo voglio dire, come è possibile credere in persone cosi? Com’è possibile credere, quando noi sappiamo e li abbiamo visti, che arrivano persone e gli israeliani glielo permettono, gli israeliani sono complici: arrivano dei mandanti che portano delle borse piene di denaro, piene di dollari, piene di altre valute. Le portano e le fanno arrivare ad esponenti di Hamas, come è possibile? E arrivano questi soldi, spesso vengono dal Qatar e vengono lasciati passare questi soldi. Israele li lascia passare: come è possibile credere in Hamas, dimmi com’è possibile? Questi soldi e lasciamelo dire, non vanno a finire ai poveretti, non vengono distribuiti proprio a quelli di cui ti parlavo prima, quelli che stanno cercando di andare a comprare un po’ di pane per la propria famiglia. Anche soltanto un pomodoro per la propria famiglia. I soldi che arrivano dal Qatar, permessi dagli israeliani, vanno a finire ai soliti esponenti, non alla popolazione che soffre e che langue. E nello stesso tempo devo dirti che in questo periodo è difficile anche credere a tutto quello che si vede, quindi fai attenzione. Non credere a tutta una serie di video che vengono mandati. Sì, là c’è lo strazio, c’è la devastazione, c’è la morte, c’è il sangue, però a volte anche per fini giornalistici ci sono dei set che vengono fatti da televisioni: poi spengono le luci dopo aver fatto delle riprese, e questi personaggi vanno a mangiare tranquillamente, e questo, mentre la gente normale è li che fatica, come ti dicevo, a trovare un pezzo di pane, un po’ di farina. Quindi ci sono anche giornali che lucrano, ci sono come ti dicevo giornali che raccolgono del materiale e poi improvvisamente, perché magari bisogna far comparire qualche notizia oppure perché è il momento di farla uscire, pubblicano tutte insieme cose che sono successe tempo prima. Magari tu guardi quella notizia alzi gli occhi, come è successo a me e dici: “ma oggi non è successo quello che è stato riportato oggi da certi giornali.” Quindi anche i giornali devono vendere. Quindi fai attenzione a credere a tutto quello che vedi, non sempre è vero. Qui c’è la morte. Qui c’è la distruzione. Ma non credere anche ai tempi con cui vengono mandati in onda questi servizi.
E ti dirò un’altra cosa, un’altra cosa anche molto brutta che succede anche qui in Palestina: gente, anche gente normale, tra virgolette normale, lucra, lucra su questo disastro, sulla nostra tragedia. Ti riporto la storia di un ragazzo. Quando è stato abbattuto dai raid aerei israeliani un famoso ospedale pediatrico, quindi per bambini, lui ha raccolto dei video, ha fatto dei video e ha pubblicato questo materiale, chiedendo soldi, facendo una raccolta fondi, sai quelle che si trovano su internet, per chiedere i fondi per ricostruire l’ospedale e nel giro di 3-4 giorni, proprio perché ha smosso gli animi del mondo, ha raccolto qualcosa come 10 milioni di Dollari: dove sono andati a finire quei 10 milioni di Dollari? Come poteva tra l’altro metterli a disposizione di una ricostruzione quando non si trova neanche un mattone, non si trova il metallo, non si trova l’acciaio per ricostruire, non ci sono strumenti di costruzione o materiale di costruzione qui a Gaza: come poteva pensare di ricostruire, oltretutto, sotto i nuovi raid delle forze israeliane? quei soldi dove sono andati a finire? Questa è una delle tante storie di sciacallaggio che succedono proprio in questi posti o in tutti i posti dove c’è la guerra, ma purtroppo devo… devo riportartele. E sempre a proposito di queste raccolte fondi, per esempio “GoFundMe” che è una piattaforma che permette di fare questo, che penso sia americana o inglese, ecco quello che voglio dirti è che anche di queste raccolte fondi qualcuno ha avuto il dubbio, ma ti posso dire che non mi risulta che questi soldi vadano a finire e vengano intercettati dagli israeliani. Però il problema è che comunque sono fatte a volte da poche persone, a volte neanche con scopi cosi chiari e oltretutto questi soldi spesso vanno a finire a poche persone se non alla stessa persona che ha fatto la raccolta, e sicuramente non vengono ridistribuiti alla popolazione; e tra l’altro questi soldi, con il fatto che molte persone adesso non possono più uscire dalla striscia di Gaza, quando e in che modo verranno recuperati??? Purtroppo io ti posso dire che c’è in giro molto sciacallaggio in questo momento a Gaza e te ne racconto anche un’altra: in questo momento a Gaza ci sono persone e non so come possa essere possibile, ma probabilmente hanno anche conoscenti all’estero, che fanno in qualche modo il servizio di Money Transfer, quindi agiscono come operatori che ti garantiscono in qualche modo, e che ti promettono di trasmettere il tuo denaro per esempio, a un parente. Ma sai come funziona questo? Per esempio tu decidi di mandare a tua figlia o tuo figlio, 1000 dollari: vai da una di queste persone e queste persone ti dicono: “va bene, tuo figlio riceverà, dei tuoi 1000 dollari, 700 dollari oppure 650, e gli altri li prendo io come mia commissione“. Ti rendi conto? Per un servizio che normalmente funziona con il 3 o 4 percento di commissione, e cioè per mille dollari, tu ne spendi 30 o 40 percento di commissione e la persona ne riceverà 970, 960 o qualcosa del genere, ecco, a fronte di questo, attualmente queste persone si prendono dal 30 al 35 percento di commissione, e tuo figlio dei tuoi 1000 Dollari riceverà soltanto 700 o 650 Dollari: questa è la realtà di Gaza attualmente.
E cosa posso dirti della popolazione di Gaza ormai? Una popolazione ormai senza speranze e a proposito dei numeri che compaiono sui giornali internazionali, da quello che io so al momento ci sono qualcosa come 50/55 mila morti direttamente in base alle uccisioni a causa dei raid aerei e dell’esercito israeliano. 50/55 mila morti diretti, ma poi sommando anche tutti quelli che sono morti perché sono rimasti feriti, che non hanno potuto essere curati, quelli che sono morti sotto le macerie, come ti dicevo prima, quelli che si sono trovati senza cibo, quindi morti proprio per denutrizione, per la carestia, per le malattie che sono sopraggiunte dopo, quelli che sono morti cercando di salvare e di salvarsi, quelli che praticamente si sono lasciati andare, ecco, la somma di tutte queste vittime è qualcosa come 250.000 morti in questo momento a Gaza, più del 10 di quella che era la popolazione dell’intera striscia. Questa è la situazione attuale di Gaza. E pensare che Gaza era una bella realtà, Gaza anche da un punto di vista produttivo, anche da un punto di vista agricolo, era veramente operativa, produceva tanto.
Pensa che spedivamo e dalla striscia di Gaza partivano carichi di qualcosa come addirittura 380.000 tonnellate all’anno di arance che venivano spedite in Olanda, in Europa; addirittura fiori, grandi quantità di fiori, alcuni venivano spediti addirittura in aereo da quello che era l’aeroporto di Gaza, il Gaza Airport, che adesso non esiste più; partivano i fiori andavano proprio in quella stessa Olanda. E poi là hanno sempre prodotto fragole, hanno coltivato fragole, altroché quelle fragole che adesso trovi qui in Egitto. Eravamo dei produttori anche proprio di prodotti agricoli veramente apprezzati, li spedivamo un po’ ovunque, anche nel Medio Oriente, anche verso la Giordania, anche verso territori che sono ancora molto più secchi di noi e ora non c’è più niente, perché appena ci sono stati questi problemi, al di là dei bombardamenti, anche l’acqua è stata frazionata: cosa dovevamo fare preferire di usare l’acqua per coltivare e per irrigare quei pochi campi che rimanevano oppure usarla per sopravvivere noi lo ho ancora un fratello e una sorella che sono là, vivi per fortuna, e siccome avevano e hanno delle piccole attività, un negozio, un piccolo ufficio con cui appunto tiravano avanti a Gaza, e comunque non stavano male, ecco il loro problema: chiaramente il grande dubbio è che cosa devono fare. Devono abbandonare quel poco che ancora adesso hanno e quindi cercare di scappare oppure devono stare là ad aspettare, chissà cosa?
È il grande dubbio che ha bloccato e che blocca attualmente non solo quelli che a tutti i costi vogliono rimanere attaccati alla nostra terra, alla Palestina, ma è il grande dubbio anche di quelli che non sanno quale sarà il domani, ma hanno paura di fare questo cambiamento e di andare in un’altra direzione, che per altro ora non esiste, in quanto il passo di Rafah è chiuso.
Io ho scelto, ma non è stata una scelta facile e non è una scelta facile in nessun modo. Certo che a vedere i piani e quello che sta succedendo, il futuro è totalmente incerto per tutti noi. Tu mi chiedi se il popolo israeliano è unito ed è tutto con Netanyahu, con le scelte di questo governo che sta veramente devastando la Palestina e Gaza soprattutto. Ecco io ti posso rispondere che non è proprio tutto cosi, il popolo israeliano tra l’altro è formato da molti gruppi: come tu sai in Israele sono arrivati ebrei dall’Italia, dalla Francia, dalla Germania, dalla Russia, dall’Ucraina e diciamo che ognuno ha un po’ le sue caratteristiche, ognuno ha un po’ il suo credo. Ognuno ha un po’ le sue usanze proprio in base alla provenienza geografica, quindi il popolo non è unito. Però sicuramente quello che posso dirti, sì, ci sono tra l’altro anche gli ultraortodossi quelli che hanno quelle trecce, gli uomini, e le donne anche sono vestite con un abito molto particolare, si riconoscono e comunque ti posso dire che ci sono persone che non sono assolutamente d’accordo con quello che sta portando avanti il governo israeliano. Alla tua domanda: “Qual è il fine di tutto questo, di tutta questa distruzione? Cosa vuol fare Israele?“, io posso risponderti con qualche cosa che mi hanno fatto notare tempo fa. Hai presente la bandiera di Israele, sai che è formata dalla stella di Davide
Quella stella ha sei punte.
Ecco, mi è stato fatto notare che quelle sei punte sono 6 paesi e cioè sono le 6 terre che Israele vuole riprendersi per formare quello che è lo stato, il sogno, se vogliamo un po’ fanatico e anche criminale, di un grande stato israeliano e queste 6 punte quindi rappresentano ovviamente Israele, la Palestina, il Libano, la Giordania, la Siria e anche un pezzo dell’Egitto, la parte del Sinai. Ecco, sei punte, sei stati dove vuole espandersi e qualcun’altro infatti scrive anche, e si può trovare anche sulla rete – e infatti tu lo sai che vogliono arrivare fino all’Eufrate, e lo stanno scrivendo alcuni israeliani – “dal fiume al mare, una sola bandiera“: il mare sarebbe il Mar Rosso. Questo forse è il loro folle obiettivo.
In conclusione, a proposito di questa situazione e a proposito anche proprio di tutta l’umanità, voglio dirti quello che mi disse un giorno mio padre, che purtroppo è già mancato, ma mi ha detto e mi disse questa frase che voglio riportarti e che mi ricorderò sempre. Lui mi parlò dell’Africa e mi disse: “‘sai in mezzo all’Africa, nell’Africa ci sono animali feroci. Guarda per esempio il leone. Il leone, quando ha fame, caccia e uccide, ma di solito uccide una preda per volta, quella che gli è sufficiente per mangiare, per sopravvivere e magari per dare anche del cibo alla sua prole, magari anche al gruppo con cui vive: e poi li, si ferma.” Ecco, me lo ricorderò sempre. L’umanità, non è cosi: spesso l’uomo uccide e non si ferma ad una persona sola, a due. Uccide numeri altissimi di persone, centinaia di migliaia di persone, spesso. Guarda cosa è successo a Hiroshima con la bomba atomica. Quante persone sono morte in pochi secondi: centinaia di migliaia. E cosa sta succedendo adesso in questo momento in Palestina? Quante sono già morte? Ecco allora a questo punto ti chiedo chi è più gentile. Chi è più bravo, chi è più gentile: l’animale o l’uomo?
Io ti ringrazio, Anna, per questo tuo interesse per la situazione del Popolo palestinese, per Gaza, perché cercare la verità non è facile, lo capisco e so anche che l’informazione, anche in Europa è totalmente nelle mani delle lobby finanziarie, so che lo è al 100 % in Germania, in Inghilterra, in Francia. Penso che anche in Italia l’informazione sia ben sopra il 90% controllata, e quindi è difficile far passare le informazioni vere: ci sono tanti giornalisti che ambiscono soltanto a diventare famosi, ma non ricercano la verità e quindi quello che stai facendo è sicuramente importante, anche se so che è difficile”.
Grazie a te Abed, mi permetto di dire io, per la chiarezza e l’onestà di questa tua testimonianza.
NOTA. È stata sicuramente un’intervista che mi ha toccato nel profondo e che condivido con voi con grande emozione. Mi sono permessa, anche, di chiedere due volte ad Abed se riteneva che Israele avrebbe ucciso tutto il Popolo palestinese, se veramente avrebbe continuato fino a sterminarlo completamente, e per due volte la risposta non c’è stata. Lui ha glissato e ha parlato di altre cose. Di sicuro, e lo capisco, era un argomento troppo drammatico e doloroso per lui. Ma anche per noi che abbiamo ancora emozioni umane. Alla prossima.
26 marzo 2025 – ANNA TURLETTI – Qui Radio Londra Tv